Oltre il prompt: co-progettare con gli AI Agents

Nel corso degli ultimi due anni abbiamo finalmente consolidato la nostra abitudine a interagire con l’intelligenza artificiale attraverso una dinamica di comando e risposta. Scrivi un prompt, ottieni un output.

Nonostante fossimo già a conoscenza dell’esistenza degli LLM dal 2022, per varie ragioni abbiamo avuto una certa resistenza iniziale a introdurre questo processo nella nostra quotidianità. Oggi, all’inizio del 2026, nonostante sia nata una certa abitudine al prompting, ci troviamo a dover superare questo modello per non chiedere più all’IA di “dirci qualcosa”, ma per lavorare insieme a questa tecnologia per progettare sistemi complessi che “facciano qualcosa” di effettivo al posto nostro.

Per rimanere al passo con questa evoluzione dirompente, siamo già nella situazione in cui dobbiamo passare dal semplice prompting alla creazione autonoma di agenti con cui co-progettare interi ecosistemi da fargli orchestrare autonomamente.

Dagli strumenti agli ecosistemi

Un AI Agent oramai sappiamo già che non si limita a rispondere a una domanda: “riflette”, pianifica, agisce e corregge il tiro. Da diversi mesi si dice che il 2026 sarà l’anno del vero salto di qualità per le aziende, che non penseranno solo ad automatizzare i singoli task, ma a creare un workflow dove più agenti collaborano tra loro.

Tuttavia, ci sono tre elementi da considerare:

    • Velocità di adozione: il singolo essere umano sta facendo fatica a stare al passo con la velocità con cui deve interiorizzare e acquisire queste competenze e conoscenze, le aziende per la loro natura e composizione hanno bisogno ancora di più tempo;
    • Scetticismo sui risultati: alcuni dati dicono che è fallita la maggioranza dei progetti aziendali relativi all’implementazione di soluzioni di IA customizzate. Che sia vero o si avvicini solo in parte alla realtà, viviamo un momento di grande incertezza geopolitica e macroeconomica, e ciò aiuta ad alimentare lo scetticismo e ritenere che questi budget siano “a fondo perduto”, senza ritorno immediato sull’investimento;
    • Entropia digitale: il rumore di fondo legato all’IA è enorme. La facilità di oggi nel generare abbondanza di soluzioni, contenuti e codice prodotti dall’IA sta portando a un eccesso di “entropia digitale”. Non è per niente facile orientarsi tra le soluzioni che sono veramente funzionanti, oppure no.

Il valore, nel 2026, non starà nel produrre di più, ma nel fare un punto della situazione, prendere decisioni ferme e produrre meglio. Bisogna passare dalla generazione alla pulizia del risultato: meno parole inutili, meno allucinazioni, più precisione.

La consulenza professionale tecnologica

In questo scenario, il ruolo del consulente può aiutare profondamente ad innescare un ciclo “embedded” nei Clienti con cui lavoriamo: le soluzioni vengono pensate insieme e direttamente con il Team, con cui vengono realizzate e testate, contestualmente a un continuo trasferimento di conoscenza e competenza che aiuta il Cliente a crescere di pari passo con i progetti e con una tecnologia che sarà fondamentale per il proprio business negli anni a venire.

Per ottenere questo risultato non serve esternalizzare un progetto, ma portarsi in casa chi sa usare l’IA, e chi sa veramente orchestrarla.

La nostra visione è fondata su tre pilastri:

  • Selezione basata sull’AI-mindset: Scegliere professionisti che hanno già interiorizzato questi strumenti come parte del loro stack mentale.
  • Sviluppo, formazione e strumenti: Continuare a stimolare e sostenere formazione e strumenti che permettano di mettere in pratica e testare l’innovazione di frontiera.
  • Consulenza come acceleratore: Il collaboratore e la collaboratrice esterni aiutano ad accelerare e crescere grazie a un bagaglio culturale che possono mettere a disposizione giorno per giorno, in un contatto continuo.

Concretezza oltre l’automazione

L’intelligenza artificiale agentica sarà un moltiplicatore di velocità, ma l’efficacia dipenderà dalla chiarezza con cui verranno prese le prossime decisioni. Il compito di una società di consulenza è assicurarsi che l’innovazione tecnologica del Cliente non diventi un costo di gestione o un investimento a fondo perduto che frena le scelte e crea incertezza, ma un vantaggio competitivo reale.

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